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Dall’8 dicembre 2023 al 2 febbraio 2024 la penitenzieria apostolica ha concesso l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che

andranno a visitare una chiesa francescana e sosteranno in preghiera davanti al presepe

Cos’è l’indulgenza plenaria?

Articolo di don Pierpaolo Caspani
Docente presso il Seminario di Milano

Con un linguaggio per addetti ai lavori, il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che «le indulgenze sono la remissione davanti a Dio della pena temporale meritata per i peccati, già perdonati quanto alla colpa, che il fedele, a determinate condizioni, acquista, per se stesso o per i defunti mediante il ministero della Chiesa, la quale, come dispensatrice della redenzione, distribuisce il tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi». Dunque, anche dopo che la colpa dei peccati è stata perdonata mediante l’assoluzione, resta da rimettere la «pena temporale».

Sentendo un’espressione del genere – «pena temporale» – uno pensa subito a un castigo che Dio ha inflitto al peccatore per punirlo del male commesso. In realtà, la pena temporale è «l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri» (Francesco, Misericordiae vultus, n. 22). «L’impronta negativa», cioè il disordine, le contraddizioni, il dissesto che i comportamenti peccaminosi lasciano in noi: abitudini cattive, disordine degli affetti, debolezza della volontà, inclinazione a ricadere nel peccato… «Impronta negativa» in noi e attorno a noi: pensiamo ai disastri che certi comportamenti sbagliati (prepotenza, violenza, chiusure egoistiche, dipendenze…) provocano là dove vive chi di tali comportamenti si rende responsabile. «Impronte negative» che spesso si aggrovigliano, creando situazioni negative intricate e pesanti.

Evidentemente, anche dopo che il peccatore pentito ha ricevuto il perdono di Dio, l’«impronta negativa» rimane e, per quanto possibile, va «riparata» grazie a un cammino di conversione. La necessità di un percorso penitenziale anche dopo aver ricevuto l’assoluzione non implica la svalutazione del perdono di Dio, che è gratuito, totale e senza riserve nel momento in cui il peccatore è riconciliato con Dio e con la Chiesa. Il perdono di Dio, però, incontra la situazione concreta del peccatore, con «l’impronta negativa» che il peccato ha lasciato in lui e attorno a lui; e, a fronte di questa situazione, il perdono innesca e rende possibile il necessario cammino di conversione grazie al quale il peccatore può ricostruirsi come uno che vive nell’amore.

Oltre che in gesti di preghiera, elemosina e digiuno, il percorso penitenziale può esprimersi nella paziente sopportazione delle prove della vita. Rimanere nelle prove senza lasciarsi schiacciare dalla disperazione; rimanere nelle prove, restando aggrappati a quel Dio che non ci manda i mali, ma che dal male vuole liberarci; rimanere nelle prove, affidandoci al mistero di Dio per trovare in questa «resa» le risorse per «resistere»…: tutto questo configura un autentico cammino di conversione all’amore.

L’Indulgenza è uno dei modi attraverso cui la Chiesa si fa carico di sostenere la nostra debolezza, affinché ci sia dato di realizzare una conversione profonda ed efficace, eliminando anche «l’impronta negativa» che i peccati – nostri o altrui – hanno lasciato nel mondo. «L’indulgenza non sostituisce il difficile lavorio dell’amore […]; essa è piuttosto l’aiuto della Chiesa volto a favorire l’opera sempre difficile dell’amore» (Karl Rahner).

Questo aiuto la Chiesa lo offre attingendo al «tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi»: il misterioso legame di comunione che, in Cristo e per mezzo di Cristo, ci unisce alla vita di tutti gli altri cristiani nell’unità della Chiesa. «Si instaura così tra i fedeli un meraviglioso scambio di beni spirituali, in forza del quale la santità dell’uno giova agli altri ben al di là del danno che il peccato dell’uno ha potuto causare agli altri. Esistono persone che lasciano dietro di sé come un sovrappiù di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che coinvolge e sostiene gli altri» (Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, n. 10).

Per il seguente articolo si ringrazia

Chiedi di Milano
monteallecroci.it
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