Convento di San Salvatore al Monte alle Croci

Il primo nucleo della chiesa e del piccolo convento, risalgono al 1417, quando il facoltoso Luca di Jacopo del Tosa fece dono ai frati minori di una sua proprietà sul mons florentinus; la piccola chiesa disposta perpendicolarmente a quella attuale, dedicata a san Francesco, fu demolita nel 1456 su ordine del nobile fiorentino Castello Quarratesi che si interessò all’ampliamento del complesso.  Alla sua morte entrò in scena Lorenzo il Magnifico che arricchì il progetto iniziale, immaginando la chiesa francescana sul colle fiorentino, come una ideale acropoli per la nuova Atene che stava diventando la sua Firenze.

Ingresso della chiesa di San Salvatore al Monte
chiesa di San Salvatore al Monte

Questo progetto nato in collaborazione con il suo architetto Giuliano da Sangallo, fu affidato a Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, che portò avanti il cantiere, dando corpo alla magnificenza laurenziana, con tocchi più severi e austeri, più in sintonia con la semplicità francescana.

La chiesa si presenta con una grande facciata classicheggiante, con un unico portale e tre finestre edicolate. Domina sulla facciata, come pure all’interno, sulla controfacciata e sul presbiterio, lo stemma raffigurante un aquila, emblema sia dei Quarratesi, primi mecenati della chiesa, che dell’arte di Calimala (i mercanti di stoffe) che continuò a patrocinarne la fabbrica.

L’interno di elegante e raffinata semplicità, risente delle influenze classicheggianti di Giuliano da Sangallo e dell’Alberti. Sull’unica navata si aprono dieci cappelle, scandite da un doppio ordine di lesene in pietra forte, di stile dorico; nell’ordine superiore si aprono finestre a frontoni alterni, triangolari e centinati. Con la sua sobria eleganza, san Salvatore, si meritò da parte di Michelangelo l’affettuoso titolo de “la mia bella villanella”.

Annesso alla chiesa, intorno all’elegante chiostro quattrocentesco a due piani, si sviluppa l’omonimo convento dei frati.